Duo Liber-Dies Secundus-Ignoscere

  

DUO LIBER

Washington D.C. – Kennedy Center “Concert Hall”, 8 Dic 2017

“Ciao Julian, ho visto Aska dietro le quinte, era bellissima ed emozionatissima” disse Charlotte mentre cercava di sedersi appoggiando il cappotto scuro sullo schienale della poltrona di velluto rosso.

“Speriamo l’emozione non le giochi qualche brutto scherzo. Nessuno si aspettava di far parte della selezione delle nuove proposte per questo anno accademico” rispose con un sorriso accogliente Julian, cercando di mascherare l’istintiva eccitazione. Il Kennedy Center aveva firmato un tutto esaurito per quella che i “neo compositori” consideravano la serata più importante dell’anno: il concorso pianistico internazionale Mozart under 18, riservato alle promettenti promesse del pianoforte a coda. Per l’occasione l’organizzazione chiudeva volontariamente un occhio sulla rigidità delle regole, permettendo eccezionalmente la presenza sui corridoi di transito a parenti ed amici, per concedere ai concorrenti tutte le attenuanti del caso. Il Presidente del Kennedy Center, Patric Pattersen, era convinto dell’influenza benefica dei parenti stretti nel rendimento psicologico nei ragazzi. Girarsi e vedere oltre 2500 persone che dipendono dalle tue dita, potrebbe offuscare la serenità emotiva di ogni ragazzo, per la prima volta sopra un palcoscenico, nel misurarsi con il proprio talento. Incrociare visi familiari poteva sicuramente rendere l’auditorio maggiormente incline alla concentrazione, esaltando le capacità sonore dei singoli partecipanti. Aska prese parte al provino quasi per abitudine, era brava, ma ancora non all’altezza dei talentosi pretendenti al premio Mozart. La sua iscrizione una forma di rispetto verso il papà Julian, da sempre vicino a questa sua passione, e verso se stessa, che considerava tale disciplina musicale, un modo per sentirsi ancora vicino sua mamma Caroline, la vera musa ispiratrice a tale passione armonica.

Preparò con molta cura una delle sue melodie preferite, un notturno di Chopin, in particolare la numero tre dell’opera 9. Un componimento classico di Chopin, fondamentalmente romantico, con una prima parte, dolce e sentimentale, e una seconda straziante, dolorosa, quasi inquietante. Inconsapevolmente ripercorreva il suo dolce tormento d’amore per la mancanza prematura della mamma, sfiorata ogni volta con la fantasia della musica, ma persa per sempre alla fine dell’ultima nota. 

L’esecuzione fu magistrale, senza sbavature, interruzioni o indecisioni varie. Aveva rielaborato in modo impeccabile la volontà musicale del grande maestro Chopin, trascinando l’emozione musicale nell’animo della commissione esaminatrice, convincendoli con un unico provino. 

Contro tutti i migliori auspici avrebbe suonato davanti a una platea di circa 3.000 persone per concorrere all’ambito premio Mozart, con gli occhi lucidi di suo padre e l’ammirazione di sua sorella Claire e delle sue splendide amiche del cuore, Stefany e Patricia. 

“Claire ho lasciato i posti liberi per Patricia ed i suoi genitori, falli accomodare quaggiù” indicò Julian all’indirizzo di Amelia e Cooper Smith.

“Ciao Julian, come state?” Chiese premurosa Amelia.

“Bene, non ti nascondo un po’ di agitazione per Aska. Si è preparata molto, ma per un concorso cosi impegnativo è la prima volta. Sinceramente non me lo aspettavo”.

“Andrà tutto bene, Aska è una ragazza speciale” replicò Amelia.

“Molto più che speciale mamma, molto di più” concluse Patricia.

L’apertura del sipario richiamò l’attenzione della sala, e con essa un maggior silenzio.

I riflettori illuminarono un meraviglioso Steinway & Sons a coda nero che attendeva solo di essere suonato e regalare un sogno fatto di musica e passione. 

Il discorso introduttivo del Maestro e responsabile del Kennedy Center, Patric Pattersen, fu molto più breve che intenso, entrando subito nel vivo della contesa, sempre nel rispetto delle ansie da competizione. Sapeva che dilungarsi poteva essere deleterio. La sua eleganza impeccabile smorzava i segni dell’età, mantenendo sotto i suoi capelli grigi una aplomb adeguata a gestire tutte le tensioni del momento.  

I concorrenti scivolarono via tra gli applausi e lo stupore di genitori soggiogati da umane e facili commozioni, lasciandosi dietro ambientazioni musicali di grazia e ricercatezza sonora.

Il nome di Aska Cooper lasciò senza fiato Julien che non smetteva di pulire i suoi piccoli occhiali rotondi. Claire Patricia e Stefany incrociarono uno sguardo muto da tifose vere, il cui aspetto era anche decisamente scaramantico.

In un attimo si ritrovò seduta per liberare nell’aria il romanticismo immortale di Chopin; un impercettibile sospiro introdusse il primo accordo del notturno, proseguendo morbida e vellutata in un’escalation di dolcissime armonie. Quasi nel mezzo della rappresentazione Aska girò improvvisamente e in modo del tutto innaturale lo sguardo dal pianoforte alla platea, cominciando a osservare gli spettatori in modo disordinato, quasi convulso. Dava l’impressione di cercare qualcosa o qualcuno, non riuscendo ad interrompere gli scatti incontrollati della sua testa. Un imbarazzo camuffato da un dissenso silente e diffuso invase il teatro, il pubblico cercava risposte. Aska si ricompose con un ultimo scatto, fissò di nuovo il pianoforte riportando le mani sopra le ottave del magnifico Steinway & Sons. Rimase immobile per qualche attimo assieme al ritrovato silenzio della sala, che in modo interrogativo si attendeva ancora qualcosa simile ad un finale, riconquistando istintivamente un ritrovato interesse verso una pianista apparentemente talentuosa quanto singolare. 

Aska riprese a suonare, ma solo piccoli suoni sconclusionati. Si interruppe ancora sul pianoforte, un’altra pausa per riprendere con una nuova opera, che nulla aveva a che fare con Chopin. Aveva inaspettatamente cominciato il concerto n. 2 di Rachmaninoff, con una maestria da professionista. Una delle opere più complesse da riprodurre a due mani veniva propagata nella Concert Hall con una profondità e intensità ai limiti del soprannaturale.

Lo sconcerto della sala, fu immediatamente sostituito da un religioso silenzio, testimone di un talento non solo inaspettato ma istintivamente non riconducibile a qualcosa di umano.  

Pattersen si avvicinò al bordo del palco per ascoltare con maggiore attenzione la mirabile interpretazione di Rachmaninoff da parte di una, sinora, perfetta sconosciuta di nome Aska Cooper. Julian si appoggiò allo schienale di velluto: ascoltava Aska come fosse rapito da tale piacevole maestria. Le sue amiche non sapevano se essere più felici o meravigliate, sicuramente sorprese.

Rachmaninoff aveva incantato il teatro intero, con Aska che sembrava inarrestabile nel divulgarne alla platea le possenti note dalla inestinguibile e magnifica testimonianza del compositore russo. Dopo circa sette minuti di tale divina interpretazione, Aska si bloccò di nuovo, divulgando altro sconcerto nella sala, che dopo un momento di ritrovato imbarazzo liberò un applauso quasi incontrollato come ad attestare formalmente la nascita di un talento sconosciuto quanto inaspettato, nella sua originalità. 

Aska rimase immobile come una statua, era visibilmente sudata, ma continuava a non professare movimenti o parole. I suoi occhi blu notte erano inchiodati sulla tastiera del pianoforte, come vetrizzati. Mentre l’applauso stemperava la sua veemenza, Pattersen in persona entrò sul palco per congratularsi con la Cooper. 

Aska continuava a rimanere inerte, come priva di vita, con Patric Pattersen che le porse la mano, quasi ad invitarla ad alzarsi per dare spazio agli altri concorrenti. 

Non annotando reazioni le passò la mano sulla spalla paternalmente, per cercare in lei una qualche reazione.

Aska digrignò i denti, inspirando violentemente e rumorosamente aria con il naso. Girò la testa di scatto fissando con una strana luce negli occhi Pattersen, il quale istintivamente fece mezzo passo indietro, di fronte a due lumi blu dall’aspetto poco rassicurante.

Il respiro di Aska si fece più intenso e rumoroso, riprese ad osservare il piano portandosi poi le mani al viso, coprendolo per quanto poteva in modo nervoso.

Mentre Pattersen aveva cominciato a chiamarla, Aska cominciò a tremare, in modo sempre più violento, fino a rigettare sul pianoforte, prima di cadere a terra priva di sensi.  

Mentre il sipario cercava di proteggere Aska, Julian scattò verso il palco tra paura e sconcerto. 

L’opera è depositata ai sensi dell’ articolo 67 , documento SIAE N°2019000222, in data 29/01/2019

4 Comments

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.