
SEPTEM LIBER
Washington D.C. – Studio associato Prof Torrent – 10 gennaio 2018.
Julien non era mai stato un grande estimatore della psicologia, considerandola una filosofia che basava le teorie esclusivamente su campioni di natura empirica. Nulla a che fare con le immensurabili e smisurate inquietudini umane.
Nella sua vita aveva conosciuto momenti di grave difficoltà emotiva, non ricorrendo mai a traini riconducibili a forme di psicoanalisi, di nessun genere e natura.
Preferiva risolvere i suoi dilemmi in silenzio, dentro gli anfratti del suo inconscio, cercando risposte razionali dentro un naufragio di incoerenza, e spesso paura. Raramente ricorreva agli amici, considerandoli un surrogato di analisi interiore, tenendo presente la mancanza di intimità e riservatezza.
Era seduto nell’anticamera di uno studio di psicologia, circondato da innumerevoli testi e riviste appartenenti allo studio dell’io. Paure, sogni, approcci, processi cognitivi e mille altre informazioni sommarie emergevano dai titoli degli ampollosi e opulenti volumi, sospesi sopra i pensieri di Julien.
Aska era stata dimessa dall’ospedale fisicamente integra, ma denunciava un’ incontrollata fragilità emozionale. La situazione era molto preoccupante alla luce della dinamica comportamentale intrapresa, attraverso un quadro di reazioni, paure e depressioni completamente padroni della vita di Aska.
Dopo alcune sedute inconcludenti con psicologi e terapisti consigliati dall’ospedale, Julien chiese aiuto a un vecchio amico di Los Angeles, uno Psichiatra conosciuto e stimato nel jet-set Statunitense, dal curriculum reboante e risultati certificati. Jeff Conrad Lewis era uno psichiatra che padroneggiava le più moderne tecniche di comunicazione e manipolazione mentale, atte a ricondurre i pazienti entro un processo cognitivo e emozionale, in parametri di funzionalità e normalità con il minimo apporto di aiuto farmacologico.
Lo sfogo di Julien non permise a Jeff di tergiversare sulle tempistiche di intervento, fu paternamente tormentato nel descrivere i sintomi di Aska, enunciando la mancanza di risposte e soluzioni accertate.
Julien era spettatore passivo di una figlia che dava l’impressione di percorrere due vite parallele, giorno dopo giorno questa dicotomia era sempre più netta. Prevalentemente di giorno sonnecchiava, senza forza e nessuna grinta. Di notte era inquieta e vigile, come alla ricerca di qualcosa o qualcuno. Sempre più spesso la sorprendeva seduta davanti il pianoforte, fissava i singoli tasti sfiorandoli con le mani senza emettere alcun suono. La presenza del padre era del tutto ininfluente per i suoi comportamenti, come vivesse in chissà quale altra dimensione. Provava a chiamarla con toni pacati, si limitava a osservarlo per qualche secondo ritornando nel suo mondo di sogni senza parole.
Rimaneva seduto vicino a sua figlia ore e ore in silenzio, alle prime luci dell’alba Aska tornava nel suo corpo, e quasi a chiedersi cosa stesse facendo seduta al pianoforte, si dirigeva sbadigliando nel proprio letto.
In ogni giorno le notti erano sempre più lunghe e misteriose, Julien stava perdendo il senso logico delle strade da percorrere, per trovare un piccolo, minuscolo orpello di luce, dove dirigere tutte le sue energie e soprattutto speranze di riavere la sua Aska.
“Ciao Julien, vieni dentro è arrivato il momento di farci una chiacchierata,” disse Jeff con toni rassicuranti.
Julien si ricompose e seguì quel vestito elegantissimo e profumato senza dire una parola.
“Vieni accomodati Julien ti presento il prof. Sam Forborne, lo psicologo con cui stiamo portando avanti la terapia integrata per capire le caratteristiche essenziali dei comportamenti di tua figlia”.
“Cos’ha mia figlia,” chiese subito, guardando entrambi da sopra il tavolo rettangolare in vetro.
Un respiro introdusse la risposta di Conrad: “Hai fatto la domanda corretta, ti ho, ti abbiamo chiamato appunto per fare un primo punto sullo stato emotivo di Aska. È ancora troppo presto per essere precisi, con oggi è la quinta seduta che facciamo con il Prof Forborne, la terza da quando abbiamo introdotto dei farmaci, anche se in misura blanda. In via del tutto generica possiamo senz’altro affermare che tua figlia è affetta da un forte disturbo della personalità, contraddistinto da depressione e ira incontrollabile. La patologia è meglio conosciuta come disturbo borderline della personalità. Ci sono delle cose che vorremmo chiederti, potrebbe essere importante per andare più a fondo nelle problematiche emotive di tua figlia”.
“Va bene, chiedetemi tutto quello che volete”.
“Mi raccomando massima neutralità,” aggiunse Sam.
Julien si appoggiò allo schienale senza rispondere nè si nè no.
“Julien devi cercare di essere il più preciso e sincero possibile,” precisò Conrad, toccandosi la barba.
“Che tipo di rapporto aveva Aska con sua mamma?” Chiese Sam Forborne, appuntando qualcosa su dei fogli.
” Buono. Avevano un buon rapporto,” rispose Julien, guardando i due interlocutori con aria interrogativa.
“Julien dobbiamo sapere ogni dettaglio, anche apparentemente insignificante, sui rapporti che Aska aveva con la mamma, con la sorella, gli amici, il fidanzato e te. Anche altro se ti viene in mente, qualsiasi cosa. Occorre scandagliare ogni minuzia, particolare che possa averne influenzato l’inconscio. Il tuo aiuto sarà determinante per scendere maggiormente in profondità”. Concluse Conrad fissando Julien.
“Ripeto il rapporto di Aska con Caroline mi è sempre apparso tranquillo, garbato, di grande affetto e amore materno. Caroline ha trasmesso ad Aska la passione per il pianoforte, e la lettura”.
“Non ci sono mai stati contrasti, di nessun genere?” Chiese Forborne.
“No! A parte qualche confronto da adolescente. Ma niente di serio”.
“Potrebbe dirmi le tematiche di questi confronti? Ne ricorda qualcuno?” Replicò Forborne continuando a prendere appunti con la sua penna stilografica.
“Le solite cose degli adolescenti, orario di rientro a casa, frequentazioni. Una volta litigarono per un viaggio”.
“Un viaggio? Perché litigarono, dove e con chi è partita?” Chiese Sam appuntando lo sguardo su Julien.
“Doveva partire con la sorella per l’Europa, ma poi il viaggio fu annullato”.
“Perché?”
“Claire doveva partire con il suo fidanzato e Aska con loro, portando il suo amico Bill. Caroline ritenne prematuro per una quindicenne viaggiare e dormire con un ragazzo, anche se suo coetaneo”.
“Poi?”
“Poi la cosa creò tensioni sia tra madre e figlia, che per le due sorelle, tutti incolparono tutti. Caroline risolse magicamente con un week end dalla nonna a Wrightwood. Non andai, pensando che quattro donne da sole potevano comunicare meglio senza uomini, senza me. Tornarono allegre più che mai, come non fosse successo niente”.
“Aska ci ha confidato che attualmente è single. Pare di qualche giorno la notizia della sua rottura con il fidanzato, un certo George. Le risulta?”
“Si, è vero. La cosa e della scorsa settimana”.
“C’è qualcosa che vale la pena evidenziare? Aska ha mostrato qualche reazione scomposta? Si è confidata?”
“Non direttamente. Ho saputo la cosa da George, era costernato. Nel tentare di scusarsi per la rottura mi ha raccontato alcuni episodi che hanno evidentemente accelerato la fine del loro rapporto”.
“L’ascolto” ribadì con rinnovato interesse Sam.
“Ormai mi sento un intruso vicino a sua figlia. Queste sono le ultime parole che mi disse George prima di uscire da casa. Si lamentava di un totale disinteresse di Aska nei suoi confronti. Ovviamente non mi riferisco solo a cose fisiche, ma a una totale incuranza di mia figlia nei suoi confronti. Pare avesse chiuso ogni forma di dialogo. Non si divertiva con nulla, totalmente amorfa”.
“Julien, Aska ci ha raccontato a più riprese di un recente viaggio a Londra con due amiche. La sua attenzione è stata dedicata solo a una biblioteca presente dentro l’ospedale psichiatrico di Bethlem. Lo ripete con una certa regolarità. Di questo ha mai parlato?” Chiese Conrad, richiamando anche l’attenzione di Sam.
“Sì, devo dire è un argomento che riprende spesso, risultando maniacale nel descriverne i particolari, ogni volta colgo qualche dettaglio nuovo. Passa molto tempo a parlare dell’ingresso della biblioteca, mi presenta ogni volta un bellissimo pianoforte dove ha suonato un pezzo di Beethoven, Alla Luna. Poi ha solo idee confuse e comincia a perdere il controllo”.
Conrad interruppe sul nascere la nuova domanda di Sam: “Julien vieni per favore nell’altro studio”.
Julien prese i suoi occhiali e seguì Conrad senza fare domande, rispondendo al cenno di Sam, che rimase seduto.
“Scusami Julien, da questo momento non considerarmi un dottore ma solo un tuo amico”.
“Ma cosa succede, non capisco. Perché fate cosi” chiese Julien disorientato.
“Le tue poche parole hanno confermato le nostre prime deduzioni”.
“Cioè?” Interruppe con foga Julien
“Sono solo deduzioni, e credo possano anche esulare dal mio campo di studio. A parte il Borderline, in queste sedute abbiamo avuto modi di assistere a cose singolari, a tratti stupefacenti, ma con un alea di carattere anche esoterico”.
“Esoterico! Ma stai dicendo che è una strega? Questo dici cazzo!” I toni di Julien si alzarono.
“Fermo, stai calmo. Non trarre conclusioni. Io non lo sto facendo”.
“Cosa dici Jeff, stai affermando che mia figlia è una sorta di maga, o chissà cos’altro?”
“Julien sto deducendo, ancora non ho certezze. E non sto parlando di magie. Tua figlia non è una maga”. Disse Conrad togliendosi la giacca grigia.
“E allora di che parli, spiegati”.
“Tua figlia ha i sintomi di una possessione!”
Julien si ammutolì, abbassò lo sguardo cominciando a rimettere insieme i pezzi vissuti con Aska nell’ultimo mese. Non poteva credere a quelle parole, ma era costretto a prenderle almeno in considerazione.
“Julien tutto a posto?” Chiese Jeff con voce rassicurante.
“No, ho paura. Non so cosa stia succedendo. Non so cosa combattere e da dove cominciare. Ma sei sicuro di quello che dici?”
“Sono sicuro di quello che ho visto e sentito. Non è sufficiente per dettare una patologia esatta, ma lo è per uscire dalla scienza ed entrare in un labirinto di credenze e leggende con cui mi sono personalmente confrontato negli incontri con tua figlia. Nei nostri dialoghi pareva improvvisamente prendere una nuova vita, con un piglio e padronanza del tutto diverse dalla sua personalità di base. In quei frangenti gestisce con maestria una forma di violenza controllata, decisamente inquietante. Nel colloquio di martedì scorso di punto in bianco ha recitato l’iscrizione che Dante Alighieri colloca sulla porta d’ingresso dell’inferno. L’ha voluta anche scrivere, non sbagliando neanche un fonema”. Per me si va nella città dolente, per me si va nell’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina podestate, la somma sapienza e ‘l primo amore. Dinnanzi a me non fuor cose create se non etterne. E io etterno. Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.
“Mentre la recitava ho avuto l’impressione che i suoi occhi avessero cambiato colore”.
Julien ascoltava disorientato, la sua incredulità si schiantava con le sue recenti esperienze dando forma a qualcosa di soprannaturale. Le parole di Jeff stavano semplicemente confermando tutte le paure di Julien, che non voleva accettare un quadro dalle declinazioni diaboliche.
“Julien,” continuò Conrad, “lo scorso martedì ci ha intrattenuto sui polinòmi ortogonali, con una serie di enunciati e dimostrazioni, ricostruendo il loro sviluppo con una scrupolosità e chiarezza dai toni inumani. Era sarcastica nel valutare la nostra impreparazione in materia, voleva deriderci con la sua colta follia controllata. Abbiamo fatto verificare i suoi scritti da docenti di matematica, non solo ne hanno riscontrato l’esattezza ma anche delle nuove e originali conclusioni. Non ho certezze nè soluzioni, ma il problema di Aska non è di natura psicologica, almeno non del tutto. Julien credo di aver parlato con qualcosa che si sta prendendo tua figlia, e non mi sembra ben intenzionato”.
“Cosa devo fare Jeff, aiutami tu in qualche modo”. Chiese demoralizzato Julien.
“Non lo so, raramente mi capita di dirlo, ma non so cosa fare. Non so chi dobbiamo combattere e come. Credo dovresti rivolgerti a qualche esorcista. Sperando non confermi la mia tesi, mi sembra l’unica strada da percorrere. Io non ti mollo, rimango qui con te. Stai tranquillo Julien”.
“Va bene Jeff. Va bene,” rispose Julien, alzandosi dalla sedia.
“Julien, dopo domani mandala comunque al nostro appuntamento. Voglio continuare ad ascoltarla. Mi raccomando continua con i farmaci, accertati che li prenda. Nel caso aumentiamo le dosi”.
“Sì, ci penso io. Ti telefono appena ho qualche nome o appuntamento, mi muovo subito”.
“Ti aspetto. Chiama per ogni esigenza. Rimango a Washington per voi. Mi raccomando stai tranquillo. Ne usciremo vedrai”.
Julien tornò a casa a piedi, voleva pensare, capire, trovare una luce di speranza dentro qualcosa senza logica e razionalità. Respirava dentro un brutto sogno che non avrebbe mai conosciuto l’alba, ma doveva svegliarsi e trovare un pezzo di sole per illuminare i suoi urlanti timori umani, liberando sua figlia da un incubo che ormai passeggiava con disinvoltura nella loro vita.
Le soluzioni erano da qualche parte vicino a lui. Doveva trovarle.
Velocemente.
L’opera è depositata ai sensi dell’ articolo 67 , documento SIAE N°2019000222, in data 29/01/2019


Mica lo so se ce la faccio ad aspettare un’altra settimana…😏😘
"Mi piace"Piace a 1 persona
Sono contento ti piaccia…grazie per l’interesse.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Mi piace davvero molto… e non lo dico spesso.
"Mi piace"Piace a 2 people
Sabrina, devi pazientare 😁😁😘 Imperfectum…è lento…😁😁
"Mi piace""Mi piace"
Eh… l’ho notato😜
"Mi piace"Piace a 1 persona
Ma ogni venerdì ci sarà un capitolo! Promesso! 😋😋😋😋
"Mi piace""Mi piace"
Anche stavolta un capitolo avvincente! 🙂
"Mi piace"Piace a 1 persona
Grazie Alessandro felice che ti piaccia😊
"Mi piace"Piace a 1 persona